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  • chiaratessarotto

Da dentro il guscio

Cosa pensano gli altri di me?

Se volessi quantificare quanto questo pensiero ha influito sulla mia vita, onestamente non credo esista un'unità di misura così grande da definirlo, e così concreta da potervelo trasmettere.

Anzi no, forse un'unità esiste: le decisioni che io ho preso e le conseguenze che ne sono derivate.


Chi di noi non è stato influenzato da questa domanda?

Eppure c'è un abisso di differenza tra la me adolescente e come mi sento oggi.

Alle scuole superiori non c'era giorno privo di questo pensiero e il contatto con gli altri era spesso una sofferenza perché comportava l'immenso sforzo di congetturare anticipatamente quale giudizio gli altri mi avrebbero appioppato per qualsiasi scelta prendessi. Dal colore dei calzini da indossare, all'intervenire durante una lezione in classe.

Oggi, dall'altra parte di questo abisso questo interrogativo non è scomparso.

Ma che conquista comprarmi una camicia solo perché mi piace il suo colore. Così semplice! Invece che pensare a quale tagliente critica avrebbe potuto attirare.

Che sollievo esprimere la mia opinione ad esempio su un film, e osservare incuriosita la reazione del mio interlocutore, con la vera voglia ed eccitazione di scoprire quale diverso punto di vista potrebbe avere rispetto al mio!

Che senso di coccola, quando la sera sto per chiudere gli occhi e ciondolo tra i miei pensieri: non percepisco più la società come orde di orchi pronti a sbranarmi, appesantita dall'idea di essere chissà come sopravvissuta solo a una delle migliaia di battaglie senza scampo della vita. Oggi invece prima di addormentarmi ripenso con affetto alle interazioni che ho avuto con le altre persone durante il giorno, sento palpabile la fiducia dentro di me verso gli altri e ho la certezza che domani ritroverò il nido accogliente, l'Umanità nella sua interezza, ad abbracciarmi, a sfidarmi per crescere e a condividere nuove esperienze con me domani.

Come ho saltato l'abisso?

Io mi immagino, da adolescente, come un piccolo uovo che chissà per quale motivo, quando ha iniziato a rotolare per il mondo e toccare altri oggetti, si è fatto male e così ha deciso d'ispessire il suo guscio per renderlo più robusto agli urti e contemporaneamente ha perso la sensibilità di percepire cosa accadeva al suo esterno.

Dovendo in qualche modo 'interagire' con altre uova, e non potendo raccogliere dati dall'esterno del suo guscio, ha iniziato a immaginarsele queste interazioni, spesso purtroppo estremizzandole e visualizzandole come magari quel primo contatto, ma più catastrofiche.

Dopo un po' (un bel po') lì dentro a quel guscio si sente solo. Si ritrova ad avere sempre i suoi stessi pensieri che si ripetono. Ogni tanto da lontano vede altre uova che gli sembrano più felici di lui, ma si dice che probabilmente si sbaglia, sarà una deformazione dell'immagine data dal suo spesso guscio.

Dentro al guscio qualcosa inizia a cambiare: senza accorgersene un giorno si ritrova ad avere la testa fra le gambe, le 'braccia' che non sa dove metterle e sta scomodo in qualsiasi posizione. Aspetta, e si dice che passerà. In fondo anche il dolore del primo contatto, con il tempo, si è fatto meno intenso e alle volte riesce proprio a non pensarci. Passerà. E invece il disagio cresce: lì dentro diventa tutto troppo stretto, così stretto da non lasciarlo respirare. E così, molto a malincuore un giorno decide per rabbia di rompere quel guscio, giusto per mettere fuori il naso e prendere una boccata d'aria. Solo un attimo.

Un mese dopo le gambe si sono già abituate ad una nuova posizione, eretta, e ora fuori dal guscio c'è tutta la testa.

E così mi sono ritrovata a dover tirar fuori le mani per passare una fotocopia ad un collega, che senza che lo degnassi di uno sguardo l'ha presa con gentilezza e mi ha sorriso. Non che io l'abbia guardato sia ben chiaro. Ma l'ho percepito.

Ormai il mio guscio si era rotto, cadeva a pezzi. Cercavo di reincollarli per farci un bell'abitino da lavoro, ma la vita con le sue piccole e grandi batoste, e io ancora abituata a lanciarmi nelle imprese quotidiane come potessi rotolare, l'abbiamo frantumato del tutto.

La quotidianità con le sue esigenze di lavoro, di pagare le bollette, di crescere, di diventare adulto, magari genitore, non ti aspetta: che il guscio ci sia o no, ti atterra e ti innalza.


E così senza troppe teorie ti ritrovi quasi nudo, ad avercela quasi fatta a tenere in equilibrio super-precario tutte queste cose. E chi ce l'ha allora il tempo di chiedersi cosa pensano gli altri di me?

Però non è che le tue decisioni partono davvero da dentro di te.

Se ti fermi e ti osservi, ti ritrovi a fare quello che gli altri si aspettano da te, quello che il capo ti chiede, quello che tu supponi che il cliente pensi che tu faccia (faticoso anche grammaticalmente!), quello che il tuo partner vorrebbe.

E un giorno mentre cammini per strada, la tua attenzione viene attirata da una cosa per terra. Ti abbassi, lo raccogli: è un pezzetto di guscio! Che strano.... non è il tuo, sicuro! Lo sai perché il tuo era mooooolto più spesso. Lo prendi e ci rifletti.

Ma che sia possibile che esista qualcuno che non ha avuto bisogno di ispessire il suo guscio? Che sia forse possibile crescere fin da piccoli senza temere in continuazione gli altri?

Ti ritrovi, più che altro per curiosità, cercando di dare una risposta ai tuoi dubbi amletici, ad osservare gli altri, tutte le persone che ti circondano nella tua vita di tutti i giorni.

Per la prima volta li vedi davvero. E vedi anche davvero anche i più giovani con i loro gusci, ed effettivamente noti che ognuno ha un guscio diverso, ce ne sono tanti dal guscio sottile!

Ti sembra di avere gli occhi per la prima volta, quante cose non avevi mai notato prima!

L'indagine ti prende sempre di più e da piccoli indizi ti alleni a scoprire anche gli adulti che hanno avuto un percorso molto diverso dal tuo....

A questo punto io non potevo più aspettare: volevo sentire cosa prova chi è cresciuto con l'immensa - ai miei occhi- libertà di poter tenere il guscio sottile!

Pensando di spiare questi 'diversi da me', in realtà ho imparato dai loro gesti, dal loro modo di interagire con gli altri, dal loro modo di camminare. Ho imparato da grande quello che non avevo imparato da piccola. Ho conosciuto emozioni nuove. Ho poi testato con nuove relazioni se ero pronta ad uscire dalla categoria dei 'gusci spessi'. Anzi la sola idea delle categorie adesso mi pare ridicola.

Che cosa bizzarra che proprio dalle altre persone, di cui temevo il giudizio, sia arrivata la mia chiave per la libertà.

Grazie mondo.


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